Almanacchi murali ottocenteschi

Il fondo Almanacchi figurati parmensi e piacentini, qui digitalizzato, comprende 67 almanacchi romantici ottocenteschi giunti alla Biblioteca nel corso degli anni grazie al diritto di stampa di cui la Palatina ha goduto fin dalla sua fondazione.

Una fortunata serie di almanacchi murali di gusto romantico venne realizzata a Parma, con straordinaria fertilità, per tutto l’arco dell’800: di grande formato (in folio), contengono sia testi dialettali, estrosi e simpatici, costellati di proverbi, di sentenze e di locuzioni idiomatiche, sia vignette policrome o in bianco e nero, che si ispirano preferibilmente a fatti locali o a vicende politiche di grosso richiamo.

Pur con una struttura sostanzialmente cittadina, non negano spazio alla campagna, soprattutto in alcuni tipici elementi figurativi: contadinelle che scendono “a servizio”, villani con cesti e fagotti che giungono al mercato. I temi più ricorrenti sono le risse familiari, i vizi del popolo e la corruzione delle istituzioni, ravvivati con fertilità inventiva e con una congerie di voci, che suggeriscono considerazioni, sviluppano concetti, commentano un costume di vita.

Uno dei motivi di interesse degli almanacchi parmensi è costituito dai testi dialettali; dall’estesa composizione del 1825, contro le serve che scendono dall’Appennino a far le “signore” in città, si arriva ai “fanatici dell’ottantanove” (1889), con una gamma ricchissima di dialoghi e poesie, tanto da fare della serie un’importante antologia del dialetto cittadino dell’800.

Stupisce dunque che i testi siano quasi sempre anonimi: nel numero complessivo, circa cento, appena sette sono firmati o siglati. Dialoghi spregiudicati, vignette maliziose, strali di critica ai pubblici poteri e di veleno contro istituzioni e persone consigliavano probabilmente l’anonimato, per evitare noie o rappresaglie.

Stesso comportamento avevano anche gli autori dei bozzetti,  che illustravano i fogli dei lunari; soltanto due sono gli incisori che firmano le loro figurazioni. Nonostante in quel periodo fosse attivo a Parma un brillante gruppo di pittori e incisori, è molto probabile che xilografie ed incisioni siano da attribuire non ad artisti educati all’Accademia di Belle Arti o frequentatori dello studio di Paolo Toschi, ma a figure minori, legati alle tipografie cittadine: il campo della caricatura era squisitamente antiaccademico e del tutto estraneo alla tradizione artistica parmense.